Anno Pastorale 2009/10
Orientamenti pastorali 2009 -2010
HA POSTO LE FONDAMENTA SOPRA LA ROCCIA” (Lc 6, 48)
Rendere stabile l’opera dello Spirito santo nella nostra Chiesa
Obiettivo dell’anno
Passati alcuni anni dall’esperienza del Sinodo,
la comunità cristiana cerca di comprende meglio l’importanza di fare tradizione, e a partire dal fondamento stabile della Parola di Dio,
costruisce saldamente consuetudini e strutture pastorali che rimangano valide nel tempo,
nei ritmi della vita diocesana,
negli ambiti di competenza dei vicariati,
nella quotidianità della vita parrocchiale,
nell’intimità delle nostre famiglie.
1. Passati alcuni anni dall’esperienza del Sinodo
Il Sinodo è stato un momento importante del nostro cammino diocesano. Da cinque anni la forza dinamica e propulsiva di quell’evento continua ad orientare la nostra pastorale e a cadenzarne i tempi. Veramente il Sinodo è stato e continua ad essere per noi quell’elemento unificante che caratterizza oggi la vita della nostra Chiesa.
Ma oggi avvertiamo il bisogno di sostare, di arrestare il passo, di riposare (nel senso di posare di nuovo) lo sguardo sul cammino percorso in questi anni al fine di consolidare quanto si è cercato di costruire, di valorizzare alcune indicazioni sinodali poco recepite, di dare continuità a ciò che è stato avviato senza lasciarci prendere dalla frenesia, di tratteggiare quelli che riteniamo i lineamenti caratterizzanti la nostra vita diocesana.
Pertanto, dopo aver ascoltato vari suggerimenti e particolarmente quelli emersi in seno al Consiglio Presbiterale e al Consiglio Pastorale Diocesano, è sembrato bene per questo anno 2009-10 non aggiungere altre disposizioni, ma dare continuità alle iniziative avviate e stabilità alle strutture pastorali realizzate in questi ultimi anni.
Gli agricoltori sanno bene che i campi coltivati devono ogni tanto essere lasciati a maggese perché la terra rassodi e così, per il tempo di un’annata di ‘riposo’, il terreno viene rigovernato e contemporaneamente mosso in superficie. Anche noi vogliamo che il terreno fertile della pastorale diocesana venga rassodato e preparato per nuove semine.
2. L’importanza di fare tradizione
Questo tempo di assestamento è quello che serve a fare in modo che le nostre attività, il nostro stile di lavoro si consolidi e divenga tradizione, cioè continuità ininterrotta col passato, sempre nuovamente riannodata, che potremo anche chiamare fedeltà. Fedeltà a scelte fatte in precedenza, fedeltà a persone coinvolte in un progetto di rinnovamento pastorale, fedeltà ad un atteggiamento di ascolto e di confronto costruttivo che, sperimentato durante il Sinodo, lentamente deve diventare patrimonio di tutta la chiesa diocesana.
Ma fare tradizione significa anche costruire, in un movimento di maturazione che mai regredisce, le basi per un vero progresso. Gli Atti degli Apostoli raccontano come le comunità cristiane delle origini crescevano e si consolidavano ( cfr. At 9,31). Il loro progresso si verificava nella misura in cui la fede, i carismi ed i sevizi si stabilizzano.
Anche noi facciamo tesoro dell’esperienza del passato e dei frutti che nel tempo sono maturati, e da lì ripartiamo. Se oggi la speranza del futuro si riduce o addirittura si inaridisce, è perchè non parte più da quello che c’è, ma è tutta sbilanciata a immaginare o a progettare quello che ancora non c’è, quello che ancora non siamo. Noi non dobbiamo correre questo rischio. In questi anni abbiamo lavorato molto: alcune consuetudini sono diventate sempre più coinvolgenti, alcune strutture sempre più stabili, alcune parole sempre più unificanti. C’è una bella realtà di cose da rinvigorire. Da queste occorre ripartire.
E’ così che la tradizione crea appartenenza, crea comunione, crea convinzioni.
3. A partire dal fondamento stabile della Parola di Dio “Le sacre Scritture possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. (2 Tim 3,15-16)
Avevamo posto questo brano paolino nell’ introduzione degli Orientamenti pastorali dello scorso anno a ricordarci che l’uomo di Dio non può essere tale se non viene ispirato nella sua azione dalla Parola e che ogni opera buona non si realizza se non se ne è ispirati.
La Parola di Dio è a fondamento di ogni programmazione, di ogni scelta operativa, di ogni atteggiamento e di ogni insegnamento della Chiesa. La Parola di Dio è la roccia su cui ogni costruzione resiste e non crolla (cfr. Lc 6,47-48). Mai venga meno nella comunità dei credenti la consapevolezza di poter costruire se non a partire dalla solidità dagli insegnamenti ricevuti (cfr.Lc 1,4).
La Parola di Dio deve diventare Tradizione, uso costante e abituale della Comunità e delle famiglie.
4. Costruire saldamente consuetudini e strutture pastorali che rimangano valide nel tempo
Pur nella consapevolezza che per fare tradizione ci vogliono tempi lunghi e consenso crescente di popolo, tuttavia appare evidente che, se vogliamo costruire consuetudini e strutture pastorali che rimangano valide nel tempo, dobbiamo qui e ora assumerci la responsabilità di attendere con cura e con intelligenza alle realtà che in questi anni abbiamo visto crescere e svilupparsi. In questi Orientamenti pastorali vengono sottolineate con maggiore attenzione quelle che hanno in sé la forza di aggregare il popolo di Dio, di soddisfare esigenze religiose e che sono entrate a far parte delle abitudini della nostra gente.
L’ammonimento dell’apostolo “Ciascuno stia attento a come costruisce” (1°Cor 3,11) ci invita a verificare continuamente i nostri programmi perché non si può prescindere dalle modalità della costruzione. Anche il Vangelo ci ricorda di edificare su fondamenta sicure, stabili e non su sabbia. Sappiamo che la Sua Parola è roccia consistente e che la pazienza e l’attenzione poste alla costruzione sono ugualmente determinanti per la stabilità della casa, vogliamo perciò costruire con sapienza, ponendo attenzione a poggiare su quanto già esiste di stabile. E alcune pietre sono state ormai poste alla base.
In questi Orientamenti pastorali vogliamo richiamarne alcune, tenendo conto non di un ordine cronologico (cioè agli Orientamenti pastorali di quale anno appartengono) ma degli ambiti di riferimento: la vita diocesana, la competenza dei vicariati, la quotidianità della vita parrocchiale, l’intimità delle famiglie.
5. Nei ritmi della vita diocesana (cosa chiedere agli organismi della curia)
La vita diocesana ha ricevuto un forte impulso dalle indicazioni del Sinodo. Molti notano un risveglio ed un dinamismo nuovo. La gestione degli uffici di curia è più partecipata, la programmazione pastorale più attenta alle esigenze della gente, anche il numero e la qualità delle iniziative in calendario risultano ogni anno crescenti. Questi sono alcuni degli effetti di un modo diverso di pensare e di lavorare. Non sono mancate e non mancano talune situazioni di fatica, di incertezza, o di ristagno. Noi vogliamo applicarci in questo anno a superare le difficoltà tuttora esistenti e a consolidare quanto ben avviato, cominciando da alcune strutture pastorali che sono sorte con il Sinodo. Ci riferiamo in particolare alle commissioni diocesane di animazione pastorale, alle assemblee generali e allo strumento prezioso del Calendario diocesano.
Le commissioni diocesane di animazione pastorale.
Ampliando il numero delle commissioni diocesane e anche il numero dei loro componenti, si intendeva avviare un rinnovamento pastorale che riguardasse prima di tutto la curia e che poi, a macchia d’olio, potesse coinvolgere le realtà più periferiche. I principi di fondo che animavano questa idea di rinnovamento erano due; il primo: promuovere la partecipazione di molti alla vita della chiesa (è meglio che molti facciano poco piuttosto che pochi facciano molto); il secondo: mettersi in ascolto della gente (non una pastorale calata dall’alto, ma pensata con la gente e per la gente).
Ovviamente non tutte le commissioni hanno potuto attivarsi con il medesimo ritmo e operare con il medesimo entusiasmo. Dobbiamo però constatare con soddisfazione che lo stile sinodale, la collegialità nelle decisioni, il coinvolgimento di più persone possibili, le riunioni frequenti delle commissioni, la partecipazione alla vita della chiesa da parte di numerosi laici, sono stati i tratti caratteristici del lavoro portato avanti in questi anni. Non vogliamo smarrire questa ricchezza, ma valorizzarla ulteriormente consolidando queste strutture di lavoro. I responsabili dei vari uffici, i coordinatori dei settori e tutti coloro che sono stati chiamati a far parte delle commissioni si adoperino perché questa realtà si irrobustisca e cresca. Ognuno valuti cosa apportare di nuovo o cosa cambiare, se inserire nuovi elementi o sostituirne alcuni, come agevolare la partecipazione di tutti in uno stile di lavoro collegiale.
Le assemblee generali.
Le ricorrenti convocazioni diocesane (tre volte in un anno) sono divenute per tutti delle importanti occasioni di confronto, di verifica e di studio della vita ecclesiale. Se un tempo potevano apparire delle iniziative straordinarie, dopo l’esperienza del Sinodo e dopo anni di puntuale riproposizione, si sono consolidate divenendo nella coscienza dei fedeli e nella prassi comune luoghi naturali di discernimento pastorale. A tutt’oggi sono molto partecipate (forse più frequentate che partecipate) ed esprimono bene il volto della nostra diocesi. Ebbene, occorre che esse divengano ancora di più aperte a tutti i fedeli, e non soltanto agli operatori pastorali, che esprimano sempre più la ricchezza e la varietà della nostra chiesa, che si trovino modalità per rendere più attiva la partecipazione e più autentica la comunicazione.
Il calendario diocesano che con tanta cura viene ogni anno composto con il contributo di molti non rappresenta solamente uno strumento per organizzare le nostre attività, ma esprime quello che siamo e quello che vogliamo diventare. Anche questo serve a creare comunione, a rinsaldare legami e a fare tradizione. Consegnato insieme agli “Orientamenti pastorali”, il calendario annuale è un prezioso sussidio che racconta il cammino quotidiano della nostra Chiesa.
Quest’anno sono inseriti nel calendario, oltre alle varie iniziative diocesane, vicariali e parrocchiali, gli appuntamenti delle associazione e dei movimenti ecclesiali proprio per riconfermare l’unità e la comunione a cui vogliamo tendere. Un calendario compiuto e particolareggiato potrà aiutarci a non sovrapporre iniziative e disperdere energie, ma soprattutto consentirà una maggiore conoscenza e ’simpatia’ tra le varie componenti la realtà diocesana.
6. Negli ambiti di competenza dei vicariati (cosa chiedere ai vicariati)
I consigli pastorali vicariali.
In questi anni si è sempre più consolidato il vicariato come istituto intermedio tra la realtà diocesana e quella delle singole parrocchie, che favorisce alcuni atteggiamenti comuni nella partecipazione dei fedeli alla vita cristiana e cura la formazione, soprattutto degli operatori pastorali. All’interno dei vicariati hanno preso forma i consigli pastorali vicariali.
Essi furono emanazione del Sinodo e sorsero, tra l’altro, per fare sì che le varie iniziative diocesane fossero più condivise e adattate alle realtà locali. Forse i Consigli Pastorali Vicariali non sono ancora completamente definiti nella loro opera di coordinamento e di animazione delle parrocchie, forse in qualche vicariato si fa ancora fatica a coinvolgere di più i fedeli laici che sono stati chiamati a farne parte, ma senza dubbio oggi queste strutture sono diventate una realtà importante della nostra diocesi. Per questo è fondamentale consolidarle, porre maggiore attenzione perché non venga meno la loro funzione e, soprattutto in questo momento in cui per statuto i consiglieri devono essere rinnovati (sono in carica tre anni), fare in modo che l’entusiasmo e la vitalità degli inizi non venga perduta.
La cura di alcuni momenti celebrativi a livello vicariale.
Nell’Avvento del 2008 la consegna della Bibbia alle varie comunità dei quattro vicariati è stata vissuta come un momento forte e sentita come segno idoneo a tonificare la vita delle comunità e a consolidare la loro appartenenza al territorio. Pertanto è sembrato bene dare continuità a questa iniziativa, stabilendo con cura nel calendario i singoli momenti celebrativi, caratterizzandoli con la consegna annuale di un Libro della Bibbia da leggere sia in famiglia che in gruppo nelle parrocchie.
Analogamente è sembrato bene stabilire nel tempo santo della Quaresima una “Stazione quaresimale” in ogni vicariato, con una specifica celebrazione penitenziale.
In particolare nella Quaresima 2010 tale celebrazione avrà lo scopo di aiutare i fedeli a riflettere sulla conversione come irrobustimento spirituale, e a cogliere la percezione delle nostre fragilità personali, relazionali e pastorali come occasione propizia per considerarle vasi di creta nei quali il Signore continua a porre il tesoro della sua grazia.
La formazione degli operatori e l’attenzione ai giovani.
Secondo quanto ha stabilito il Sinodo spetta ai vicariati provvedere alla formazione di tutti gli operatori pastorali, all’organizzazione di itinerari di formazione per giovani e famiglie, alla preparazione dei fidanzati al matrimonio, all’accoglienza cristiana dei turisti e degli stranieri.
I vicari foranei non trascurino nulla di quanto è loro richiesto, e si dia consistenza a quanto è stato fatto fino ad ora. Alcune iniziative sono già diventate delle belle consuetudini locali: non si deve sottovalutare la loro importanza. Si evitino invece sovrapposizioni di iniziative per le stesse categorie di persone e si cerchi di collaborare con gli altri organismi presenti in diocesi (con particolare attenzione alle varie aggregazioni laicali), concordando le date e verificando le idee. Nell’assolvere questa importante attività formativa i vicari foranei chiedano l’aiuto dei vari uffici diocesani che non mancheranno di provvedere alle varie necessità. Soprattutto nei singoli vicariati si cerchino i giovani, si dedichi loro particolare attenzione, si convochino per momenti forti di preghiera, di confronto su temi alti, di condivisione di esperienze significative. Ogni vicariato valorizzi il prete che ha incaricato come responsabile di questo settore e la commissione di giovani che lo supporta, considerandoli come strumenti preziosi per lavorare con più efficacia.
7. Nella quotidianità della vita parrocchiale (cosa chiedere alle parrocchie)
Numerosi sono stati in questi anni gli input che gli Orientamenti pastorali hanno fornito alle comunità parrocchiali. Alcune delle indicazioni hanno lentamente messo radici: abbiamo visto la nascita di vari gruppi liturgici, la crescita di attenzione ai malati, grazie anche al moltiplicarsi dei ministri straordinari della Comunione, la cura sempre maggiore per i consigli parrocchiali…
Altre hanno fatto fatica ad impiantarsi: ad esempio la rete dei messaggeri parrocchiali.
I messaggeri parrocchiali
Il servizio dei messaggeri parrocchiali appare oggi irrinunciabile per garantire un nuovo e più efficace annuncio, soprattutto alle persone che abitualmente non frequentano la chiesa, ma che non rifiutano affatto di venir rese partecipi di quanto la parrocchia propone. Può servire di incoraggiamento per tutti la constatazione che molte parrocchie, alcune magari con grande fatica, hanno da tempo messo in piedi una rete di messaggeri veramente capillare e, proprio per questo, efficace.
Si ripropone perciò a tutte le parrocchie la costituzione del gruppo dei messaggeri. Non occorrono accorgimenti particolari e neanche dispendio di energie economiche. Certamente occorre conoscenza e attenzione alla realtà, costanza e cura delle persone e dei messaggi da inviare, passione pastorale.
Potrebbe anche essere destinata una giornata annuale alla festa dei messaggeri. I vicariati debbono prendersi cura di queste figure di nuovi annunciatori e provvedere alla loro specifica preparazione.
La Bibbia in parrocchia.
La Chiesa vive della Parola di Dio, da Essa è generata e rinnovata, Sulla base di questo atto di fede nell’anno appena trascorso si è dato particolare rilievo alla Parola di Dio. Nell’ambito di questo programma pastorale molte famiglie hanno ricevuto in dono la Bibbia o il Vangelo, sono nati nelle parrocchie alcuni gruppi per la lectio divina, si è dato maggiore impulso alla lettura personale delle sacre Scritture. Il giovamento spirituale è stato grande e per questo vale la pena di insistere perché nulla vada disperso. Perciò anche in questo anno 2009-2010 le parrocchie sono chiamate a ricevere simbolicamente il dono delle sacre Scritture dalle mani del vescovo e a continuare la lettura spirituale della Parola, sia a livello familiare che a livello comunitario. Si ripropongano perciò le riunioni dei gruppi per la lectio divina e le catechesi bibliche nei tempi forti. Si ponga particolare attenzione alla preparazione dei lettori e alla cura dell’omelia.
Sarà compito della curia vescovile predisporre e consegnare alle parrocchie il testo biblico per la lectio divina. Quest’anno ci lasceremo guidare dallo Spirito Santo meditando insieme il Vangelo secondo Luca.
8. Nell’intimità delle famiglie
Non possiamo parlare di stabilità e consolidamento senza far riferimento alla famiglia quale luogo di educazione delle nuove generazioni. La famiglia vive oggi una situazione di grande cambiamento e quindi di nuove opportunità da cogliere. In una società friabile quale quella attuale, che sembra non riconoscere più le istituzioni sociali tradizionali e tanto meno sostenerle, proprio la famiglia può trovare in sé le risorse necessarie ad arginare questo senso di smantellamento sociale e di vuoto morale.
Attenzione particolare ad anziani e malati.
Come il Sinodo ci ha ricordato autorevolmente, occorre dare ogni aiuto possibile alla famiglia, soprattutto in riferimento alla tutela e all’assistenza dei componenti più fragili e deboli, gli anziani e i malati e, in riferimento alla crisi economica in atto, le famiglie che si trovano in questa situazione di difficoltà non devono mai sentirsi abbandonate. I parroci e le comunità parrocchiali le visitino con frequenza e se ne prendano cura con amore generoso.
Il Fondo di solidarietà e garanzia.
Una risposta alla crisi economica è stato il Fondo di solidarietà e di garanzia: costituitosi per indicazione del Consiglio Pastorale Diocesano, grazie all’iniziativa della Caritas diocesana e delle locali Banche di Credito Cooperativo, già da alcuni mesi opera con giovamento delle di numerose famiglie che vi hanno fatto ricorso. Il fondo appare ora come uno strumento da custodire e valorizzare saggiamente, quale segno e strumento non solo per offrire un piccolo aiuto immediato a chi ne ha bisogno, ma nondimeno per far crescere tra i nostri cristiani una mentalità nuova e nuovi stili di vita, per dare risposte ad una crisi che non è solo finanziaria, ma anche culturale e che esige sempre di più un attenta rieducazione al corretto rapporto con i beni.
Questi Orientamenti pastorali sono affidati innanzitutto ai sacerdoti, particolarmente in questo anno, voluto da papa Benedetto come Anno Sacerdotale. Ogni presbitero è chiamato a risvegliare in sé il dono dello Spirito, ricevuto mediante l’imposizione delle mani, a ravvivare questo dono con una tensione alla santità sempre più ardente, nella vita di preghiera e nella dedizione generosa alla Chiesa;
sono affidati alle religiose e ai religiosi che con la loro testimonianza di vita diventano per il Popolo di Dio modelli di vita spirituale, capaci di suscitare il desiderio di incontrare il Signore e il Suo Vangelo;
sono affidati alle varie aggregazioni laicali perché pongano ogni attenzione nel portarli a conoscenza degli associati e nel praticarli. Per la Chiesa diocesana rappresentano un forte sostegno alla sua opera evangelizzatrice;
sono affidati alle comunità parrocchiali che in comunione di fede e di azione si rafforzano nella loro vitalità e consolidano la loro appartenenza a Cristo Signore;
sono affidati al Popolo di Dio che vive in questo territorio diocesano. Gli Orientamenti sono un chiaro indirizzo e uno strumento di unità nell’annuale cammino .
PROGRAMMAZIONE PARROCCHIALE
Abbiamo pensato che l’obiettivo deve essere pensato per il prossimo triennio in vista della “Settimana della Parola” e avrà questa scansione:
Ob: Il Popolo di Scansano fa un passo avanti nel cammino di fraternità e incontrando Cristo, liberatore della fraternità, impara a scoprire e a purificare (2007-2008), comprendere (2008 -2009) e vivere (2009 -2010) la realtà della Chiesa e di questa fa una intensa esperienza nella “Settimana di Fraternità” nella Quaresima del 2010 .
2007 - 2008
La scoperta e la purificazione: Liberare i cristiani dai pregiudizi sulla Chiesa
Ob.: Il Popolo di Scansano inizia lo svelamento della realtà della Chiesa come naturale continuazione del cammino della fraternità con l’innesto della presenza di Cristo Signore, cercando, per prima cosa, di riportare l’immagine della Chiesa alla sua vera identità correggendo i pregiudizi che la rendono non invitante e non attraente. Lontana.
Perché:
- la Chiesa è stata sovraccaricata nella nostra storia, senza essere innocente, di pregiudizi che ne hanno falsificato la natura e il senso: ridotta al prete (ci pensi lui!), al tempio di pietre (in chiesa ci si va! E’ un luogo), ai sacramenti che distribuisce (ma per essere in pari), alla (poco liberante) morale che propone, ai “soliti bigotti” che frequentano (perché ci guadagnano! Hanno un interesse, per farsi vedere), una associazione di carità (apprezzata) o agenzia di educazione (aiuta contro i pericoli cui vanno incontro i ragazzi); una agenzia burocratica di fogli e di regole cui sottoporsi; una immagine sbiadita e poco accattivante;
- La Chiesa è “la fraternità in Cristo di tutti coloro che sono battezzati”;
- Il primo passo - necessario- da fare per svelare il vero volto della Chiesa, è scrostare da essa le incrostazioni per rivelare il volto più simpatico e accogliente. Questa è la condizione per scoprire di appartenere alla Chiesa.
2008 -2010
Ob.: Il Popolo di Scansano, dopo aver purificato la propria coscienza e la propria storia dalle immagini false o parziali di Chiesa, si introduce alla comprensione della Chiesa come Mistero di Comunione: un popolo convocato dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo per vivere da figli di Dio in questa storia ed in questo tempo, storia e tempo di salvezza;
E fa esperienza vissuta di essere Chiesa convocata dalla Parola nella “Settimana della Bibbia“, nella Quaresima del 2011, con la nascita di Gruppi di ascolto fraterno della Parola.
Per questo appuntamento è necessario prepararsi mettendo in movimento i giovani e le famiglie.
Perché:
- Nella vita della gente non c’è conoscenza del significato della vita di comunità, di popolo di Dio perché mai ne ha fatto esperienza al di là della partecipazione liturgica; anche coloro che non frequentano basano la differenza con il solo andare in Chiesa. Quello che non si conosce non lo si può amare;
- Dio ha voluto la Chiesa come Popolo convocato dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo e strutturato in comunità a dimensione umana per vivere la fede nella vita. La Chiesa è opera di Dio e degli uomini insieme.
- Aiutare la gente a sentirsi Chiesa, Comunità e Popolo di Dio attraverso una continua interazione tra esperienza e conoscenza in modo tale che di ogni conoscenza si faccia esperienza ed ogni esperienza sia arricchita e spiegata dalla conoscenza.
Meta generale dell’anno 2009 - 2011
Il Popolo di Scansano si incontra con la Bibbia e la accoglie e la riconosce come PROLA DI DIO negli incontri delle Piccole Comunità e la celebra Comunità nella “Settimana della Parola” nel 2011.
Dopo la prima tappa legata al cammino di Chiesa (fraternità in Cristo) in cui il progetto si caratterizza come annuncio, come chiamata a conversione, nell’esperienza salvifica che è la fraternità in Cristo, (Tappa Kerigmatica),
inizia la tappa della evangelizzazione che tende a contaminare con la forza del Vangelo la cultura e la religione del popolo.
Il cammino, incentrato sul Mistero di Cristo, ruota attorno a tre nuclei progressivi:
- la Parola di Dio - 2. la fede - 3. la persona di Gesù
da sviluppare in 2/3 anni per ogni nucleo.
Questo processo è orientato alla professione della fede in Cristo che il popolo accoglie ed esprime come senso della propria vita.
1. Pastorale della moltitudine
Ob. :Tutto il popolo di Scansano - famiglie e gruppi - si incontra intorno alla Bibbia per accoglierla e celebrarla come Parola di Dio nei gruppi della Bibbia.
- Si percepisca che la Bibbia è:
- Parola di Dio;
- Dono che ci chiama a guardare la vita e ad affrontarla dal punto di vista di Dio;
- Parola che orienta, purifica e plasma i nostri atteggiamenti.
Perché:
- c’è nel popolo cristiano una grande ignoranza della Parola di Dio scritta: in molte case manca la Bibbia, e anche quando c’è non è che sia letta e accolta come Parola di Dio; sembra una realtà destinata solo ai preti e a pochi altri “esperti”, ma non per tutto il popolo;
- il Dio che ha parlato attraverso la fraternità vuole ora convocare attorno alla Parola piena di Luce e di Verità;
- alla luce della Parola di Dio siamo chiamati a fare il nostro cammino, a diventare un popolo che scopre la propria identità e il proprio compito. . E’ questa Parola letta, meditata e pregata che ci salverà dall’anonimato e ci farà passare da massa a Popolo di Dio.
Slogan: LA BIBBIA: PAROLA DI DIO PER NOI
Appuntamenti
1.1. Pellegrinaggio - passione per annuncio
1.2. Festa della Famiglia (11 Ottobre) - il linguaggio da imparare per l’incontro
1.3. Festa dei Santi e dei morti (1 - 2 Novembre) - dal punto di vista di Dio
19-21 Novembre: Le Scalzine - dialogo
1.4. Tempo di Avvento (30 Novembre) - docilità
13 Dicembre - Vescovo consegna il Vangelo in Vicaria - Bibbia Parola di Dio per noi
1.5. Festività Natalizie (15 Dicembre - 6 Gennaio) - dono
Festa della Pace - messaggio del Papa
1.6. Candelora (2 Febbraio) - invito ad andare verso Dio
Mese della Vita - accoglienza sincera
1.7. Tempo di Quaresima (17 Febbraio Ceneri) - confronto Vangelo vita…
1.8. Feste Pasquali (28/3 - 4/4) - … per cambiare/trasformare la vita secondo il Vangelo
1.9. Mese di Maggio - Preghiera e ringraziamento
1.10. Festa della 1 Comunione ( 30 Maggio) e Cresima (22 Maggio)
1.11. Festa di San Giovanni Battista (22-24 Giugno) dialogo tra noi e Dio